In breve
- Il valore di mercato indica quanto vale il portafoglio; il costo fiscale residuo rappresenta il costo ancora attribuito alle quote possedute nel modello.
- La plusvalenza latente positiva è la differenza fra saldo e costo fiscale: il simulatore la tassa solo nella quota attribuita a una vendita.
- Con quota imponibile p e aliquota τ, la vendita lorda richiesta per ottenere D euro netti è D / (1 − τ × p), finché il patrimonio disponibile basta.
- Nuovi apporti aumentano saldo e costo fiscale; rendimenti e bollo modificano il saldo. Una vendita riduce il costo fiscale in proporzione alla quota ceduta.
- Il costo fiscale automatico iniziale coincide con il valore corrente: può essere modificato, ma non ricostruisce la storia fiscale reale degli investimenti.
- Il modello aggrega il portafoglio e non gestisce compensazioni delle minusvalenze, aliquote diverse per singolo titolo o regimi fiscali personali.
Valore corrente, costo fiscale e guadagno sono tre grandezze diverse
Il valore corrente è quanto vale il portafoglio nel mese considerato. Il costo fiscale residuo è il costo che il modello attribuisce alla parte ancora posseduta: non coincide necessariamente con tutti i versamenti compiuti nella vita dell'investimento, perché le vendite precedenti ne hanno già consumato una parte. La differenza positiva fra valore e costo è la plusvalenza latente, cioè il guadagno ancora incluso nelle quote detenute.
Per le fattispecie finanziarie indicate dalla norma, l'articolo 68, comma 6, del TUIR definisce la plusvalenza usando il corrispettivo e il costo o valore di acquisto, con gli oneri inerenti previsti ed esclusione degli interessi passivi. Richiede inoltre la documentazione del costo. Questa regola non rende equivalenti costo fiscale, valore di mercato e semplice somma dei bonifici effettuati.
Il simulatore usa invece un costo aggregato del portafoglio, descritto nella specifica fiscale, sezioni 2 e 4. All'inizio assume automaticamente costo e valore uguali. Scegliendo «Modifica» puoi inserire un costo diverso; con il valore automatico, ogni modifica del patrimonio aggiorna anche il costo. Il default è un'ipotesi iniziale di calcolo e non una ricostruzione degli acquisti passati.
L'imposta stimata riguarda il guadagno attribuito alla vendita
Nel modello, un portafoglio di 240.000 euro con costo fiscale di 144.000 euro contiene 96.000 euro di guadagno latente positivo: il 40% del suo valore. Ogni vendita viene ripartita nella stessa proporzione, 40% guadagno e 60% costo. Non viene attribuita alla prima vendita tutta la plusvalenza del portafoglio. È la regola proporzionale della specifica del decumulo, sezione 6, non un criterio universale per una dichiarazione fiscale.
Il campo aliquota parte dal 26%. L'articolo 3 del decreto-legge 66/2014, commi 1 e 2 prevede il 26% per le categorie indicate e deroghe; le istruzioni dell'Agenzia delle Entrate sulle plusvalenze finanziarie distinguono anch'esse corrispettivo, costo e categorie tassate. Le istruzioni riguardano il periodo d'imposta del modello dichiarativo citato. Non estendere il default a ogni prodotto, provento o regime.
Indicando con B il saldo disponibile prima della vendita, con F il costo fiscale residuo e con p la quota di guadagno, il calcolo interno è:
plusvalenza latente positiva = max(0, B − F)
quota imponibile p = max(0, B − F) / B, se B > 0
p = 0, se B = 0
Se F è uguale o superiore a B, la quota imponibile del modello è zero. Un costo superiore al saldo può rappresentare una perdita latente, ma il simulatore non crea né utilizza un credito da minusvalenza.
Per coprire una spesa netta serve risolvere il prelievo lordo
D è il fabbisogno mensile ancora da finanziare dopo le rendite nette; τ è l'aliquota del modello espressa come numero decimale, per esempio 0,26. La vendita lorda G deve lasciare D dopo l'imposta T. Dalla formula fiscale della sezione 6:
T = G × p × τ
D = G − T = G × (1 − p × τ)
G richiesto = D / (1 − p × τ)
Applicare il 26% a tutta la vendita confonderebbe capitale restituito e guadagno. Anche aggiungere semplicemente il 26% alla spesa netta userebbe una base sbagliata: la tassa dipende da p e dal lordo effettivamente venduto. La formula vale per la vendita richiesta; quella effettiva non può superare B. Se il patrimonio non basta, il motore vende quanto disponibile e segnala il fabbisogno non coperto.
Lo stesso patrimonio può produrre prelievi lordi diversi
Questo confronto è un'elaborazione didattica sulle formule del modello: saldo iniziale B di 240.000 euro, fabbisogno D di 1.500 euro netti per un solo mese e aliquota τ del 26%. Rendimenti, inflazione, bollo, rendite e nuovi apporti sono posti a zero per isolare la vendita. Tutti gli importi sono euro nominali del mese considerato, senza commissioni o altre imposte.
Vendita del primo mese al variare del solo costo fiscale:
| Costo fiscale F | Quota imponibile p | Vendita lorda G | Imposta T | Ricavo netto |
|---|---|---|---|---|
| 240.000 euro | 0% | 1.500,00 euro | 0,00 euro | 1.500,00 euro |
| 144.000 euro | 40% | 1.674,11 euro | 174,11 euro | 1.500,00 euro |
| 60.000 euro | 75% | 1.863,35 euro | 363,35 euro | 1.500,00 euro |
| 260.000 euro | 0% | 1.500,00 euro | 0,00 euro | 1.500,00 euro |
Nel secondo caso, G = 1.500 / (1 − 0,40 × 0,26) = 1.674,107142… euro. Il modello attribuisce alla vendita 669,642857… euro di guadagno e stima 174,107142… euro d'imposta. L'aliquota del 26% sul guadagno equivale qui al 10,4% della vendita lorda. I calcoli conservano i decimali; la tabella arrotonda soltanto gli importi finali ai centesimi.
L'ultima riga non promette una compensazione: mostra soltanto che il modello pone p a zero. Il confronto non è una previsione d'imposta personale e non determina il target FIRE completo, che richiede anche durata, spese future e tutte le altre ipotesi.
La vendita consuma anche una parte del costo fiscale
Dopo la vendita, mantenere F invariato attribuirebbe alle quote rimaste anche il costo della parte ceduta. Per evitarlo, il motore riduce il costo in proporzione alla vendita. La specifica fiscale sul costo dopo la vendita distingue quindi il nuovo saldo e il nuovo costo:
saldo dopo la vendita = B − G
costo fiscale dopo la vendita = F × (1 − G / B)
Nel caso F = 144.000 euro, dopo il primo prelievo restano 238.325,89 euro di saldo e 142.995,54 euro di costo fiscale, arrotondati. Il costo consumato è 1.004,46 euro, non l'intera vendita di 1.674,11 euro. Prima di nuovi rendimenti, apporti o bollo, il rapporto F/B resta il 60%: la sola vendita proporzionale non elimina più velocemente il guadagno del capitale iniziale. Per una vendita totale, il costo residuo viene azzerato.
Versamenti e rendimenti cambiano il costo in modi diversi
Durante l'accumulo, un nuovo versamento netto aumenta sia saldo sia costo fiscale dello stesso importo; il rendimento aumenta o riduce soltanto il saldo. Anche il bollo modellato riduce il saldo senza consumare il costo. In questa semplificazione il rendimento non viene tassato mentre matura: il portafoglio è trattato come un investimento ad accumulazione. È il perimetro delle sezioni 1, 4 e 5 della specifica fiscale.
Esempio separato di un mese: saldo iniziale 240.000 euro, costo 144.000 euro, rendimento ipotetico mensile dello 0,5% e versamento di 1.000 euro a fine mese, con bollo zero e nessun altro apporto. Il rendimento è 1.200 euro; il saldo finale è 242.200 euro e il costo è 145.000 euro. La plusvalenza latente positiva diventa 97.200 euro. Il versamento aggiunge costo; i 1.200 euro di rendimento aggiungono guadagno nel modello. Il tasso scelto serve soltanto a illustrare il passaggio e non è una stima di rendimento futuro.
Ogni investimento o PAC esistente conserva saldo e costo separati durante l'accumulo; se disponibile al FIRE, li fa confluire nel portafoglio usato per i prelievi. Anche rendite nette reinvestite e capitali futuri netti investiti aggiungono costo. Per inserirli senza contare due volte lo stesso patrimonio, consulta la guida su capitale investito e PAC esistente.
Un costo aggregato non riproduce la fiscalità dei singoli strumenti
Il calcolo proporzionale tratta il portafoglio come un insieme omogeneo: non sceglie quali titoli vendere e non segue lotti di acquisto individuali. La specifica, sezione 1 esclude compensazione delle minusvalenze, aliquote agevolate, distinzione fra redditi di capitale e redditi diversi, regimi fiscali personali e tassazione separata di cedole o dividendi. Cambiare l'aliquota unica non aggiunge queste funzioni.
Leggi costo, plusvalenza, lordo e netto nello stesso scenario
Nel simulatore FIRE controlla prima come è impostato il costo iniziale. Poi leggi insieme costo fiscale e plusvalenza latente all'ingresso nel FIRE, vendita lorda del primo mese, imposta stimata e importo netto disponibile. Per isolare l'effetto del costo, mantieni uguali gli altri input e confronta soltanto due valori di F: stai misurando la sensibilità del modello, non scegliendo il costo che conviene.
Target e PAC dipendono dal costo prodotto durante l'accumulo, perché quel costo influisce sulle vendite future. La metodologia spiega il calcolo congiunto; la guida sulla tassazione nel FIRE in Italia completa il quadro del bollo e delle esclusioni. Conserva la distinzione fra questa stima educativa e il calcolo fiscale del portafoglio reale.
Fonti consultate
Le fonti sono state consultate integralmente e registrate nel processo editoriale.
- Calcolo FIRE Italia — specifica della fiscalità semplificataCalcolo FIRE Italia · 23 settembre 2026 · SRC-2026-0002
- D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 — articolo 68, PlusvalenzeMinistero dell’Economia e delle Finanze — Documentazione Economica e Finanziaria · 31 dicembre 1986 · SRC-2026-0018
- Decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, articolo 3, testo coordinatoRepubblica Italiana — Gazzetta Ufficiale · 23 giugno 2014 · SRC-2026-0011
- Plusvalenze di natura finanziaria — Dichiarazione precompilata 2026Agenzia delle Entrate · SRC-2026-0012